Aumenta l’uso delle energie rinnovabili, mentre il nucleare è sempre meno di moda

  • On luglio 23, 2015

Un futuro energetico basato sul nucleare? Un progetto ormai fuori moda. È quanto emerge da un report sull’industria nucleare mondiale, effettuato da un gruppo di studiosi facente capo a Mycle Schneider consulente ed analista tedesco esperto di energia e politica nucleare-

Reattori e produzione

Lo studio fornisce una panoramica sull’attività nucleare nel mondo. Al 1° luglio 2015 sono 391 i reattori nucleari operativi nel mondo (+0.5% rispetto al 2014), con una capacità operativa di circa 337 Gigawatt (GW), con un +1.2% rispetto all’anno precedente. Una cifra che però è in deciso calo rispetto alla media registrata nel primo decennio del ventunesimo secolo, con oltre 420 reattori e 350 GW, un trend su cui ha influito decisamente la strategia di rimpiazzo di piccoli reattori con strutture più grandi e miglioramento funzionale di quelli già esistenti. Dei reattori operativi, 128 sono situati nell’Unione Europea, con una capacità di circa 120 GW. L’età operativa media dei 391 reattori attivi è di 28.8 anni.

Sono 31 i Paesi che, nel 2015, nel mondo fanno ricorso alla produzione di energia nucleare. Di questi, 19 nel 2014 hanno fatto registrare un aumento della produzione, mentre in 9 il trend è stato opposto. Tra i Paesi produttori spiccano i “big five” – Stati Uniti, Cina, Russia, Corea del Sud e Francia – che generano il 69% dell’elettricità prodotta dal nucleare nel mondo. La produzione globale nel 2014 ha generato circa 2400 Terawatt ora (TWh), in leggerissimo aumento rispetto all’anno precedente ma in calo di oltre il 9% rispetto al picco di oltre 2600 Twh raggiunto nel 2006. Ancor più progressiva è invece la decrescita dell’impatto del nucleare sulla produzione globale di energia elettrica, in costante calo dal picco del 17,6% del 1996 sino all’attuale 10,8%.

Aperture e chiusure

Tutte le costruzioni iniziate nell’ultimo decennio – esclusa una, in Argentina – sono collocate geograficamente in Asia o in Europa Orientale, con la Cina che guida il gruppo con ben 18 nuovi reattori, seguita da India (5) e Corea del Sud (4). Nella prima metà del 2015 è iniziata la costruzione di 5 reattori nel mondo (4 in Cina ed 1 in Corea del Sud), mentre 2 sono stati chiusi (Belgio e Germania), con altre 5 chiusure future annunciate in Giappone. Un aumento è stato registrato anche nel 2014, con 5 aperture (una per Argentina e Russia e 3 in Cina) e una chiusura (Vermont, USA).

Il trend diventa però negativo se si considera il quinquennio 2011-15, con 24 aperture e ben 32 chiusure, a seguito soprattutto dei disastrosi eventi relativi alle centrali di Fukushima, in Giappone. Un risultato in controtendenza rispetto a quelle che possono essere considerate come le due grandi ondate di costruzione, risalenti rispettivamente al 1974 (con 26 nuovi reattori in un anno) e soprattutto al biennio 1984-85, immediatamente precedente al disastro di Chernobyl, con 33 nuove aperture per anno.

Sono invece 62 i reattori considerati, a luglio 2015, “in fase di costruzione”, di cui l’80% situato tra Asia ed Europa centrale e il 60% in 3 soli Paesi (India, Cina e Russia). Il totale è il più alto registrato sin dal 1990, sebbene decisamente inferiore al picco di 234 unità registrato nel 1979. Dei reattori in costruzione, 5 hanno avuto una gestazione a dir poco travagliata, con un processo che dura da oltre 30 anni. Tra questi spicca lo “U.S. Watts Bar 2 Project”, iniziato addirittura nel 1972. Sono invece 92 i progetti sospesi o cancellati dal 1977 ad oggi. Di questi – tra cui vi sono anche 3 in Italia – ben 40 sono negli Stati Uniti.

Nucleare contro rinnovabili

Gli investimenti in energie rinnovabili, dopo un biennio di calo, nel 2014 è cresciuto sino a 270 miliardi di dollari, con un +17% rispetto all’anno precedente e tornando quasi ai livelli record registrati nel 2011 (278 miliardi), mentre quelli nel nucleare sono in netto calo rispetto ai quasi 50 registrati nel 2013. Ma a crescere, in rapporto al nucleare, è soprattutto la capacità di energia prodotta: quella dell’energia eolica si è più che triplicata dal 2008 al 2014 (passando da 103 GW a 355), un trend simile a quello registrato dall’energia solare dal 2011 (da 66 GW a 179), laddove il nucleare è rimasto sostanzialmente a 20 GW, gli stessi livelli del 2007 (pur se in crescita rispetto ai 10 del 2011).

Netto anche il divario a livello di produzione di energia elettrica, con ben 694 TWh fatti registrare nel 2014 dal solo eolico, quasi 5 volte in più rispetto ai 147 del nucleare. Ad influire sui risultati odierni è soprattutto il trend divergente netto registrato nell’ultimo quadriennio. Basti pensare che dal 2011 – ultimo anno in cui la produzione proveniente dal nucleare era superiore all’eolico – la produzione dell’eolico è più che raddoppiata (passando da 331 TWh a 694), mentre nello stesso periodo quella del nucleare si è più che dimezzata (passando da 366 TWh a 147). Una situazione che, ad oggi, configura uno scenario in cui otto paesi (Cina, India, Giappone, Germania, Spagna, Messico, Brasile e Olanda), che rappresentano il 45% della popolazione mondiale, producono più elettricità dalle rinnovabili che dal nucleare.

Ad influire in tutto ciò ha contribuito senza dubbio anche la situazione del Giappone. Basti pensare che il gigante asiatico ha subito una vera e propria cancellazione della produzione nucleare nell’ultimo triennio, passando da 47 reattori operativi a zero. Con danni conseguenti al disastro di Fukushima stimati in oltre 100 miliardi di dollari, di cui quasi 60 destinati a compensazioni economiche e senza considerare gli impatti sul turismo e l’export di alimenti.

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